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Il castello di Caccamo

9 Marzo 2009

Castello di Caccamo (Caccamo - Palermo)Il complesso castellano è impiantato al culmine di una grande rupe calcarenitica a dominio del centro abitato e di un magnifico teatro paesaggistico costituito dalle propaggini della valle del fiume San Leonardo (oggi per gran parte occupata dal bacino artificiale della diga Rosamarina) e dalle prime balze del monte Calogero.
La rupe d’impianto presenta pareti precipiti sui versanti di nord, est ed ovest, mentre sul versante meridionale scoscende con inclinazione costante.
Su questo versante sono impiantati, infatti, sia l’orto cintato del maniero sia il sottostante quartiere della Terravecchia, il borgo dal quale – per successive espansioni – si è generato il paese. Da qualsiasi versante li si guardi, il centro abitato e il castello si fondono felicemente con il paesaggio naturale circostante caratterizzato da rupi, boschi e coltivazioni di vario tipo.
Il complesso castellano è organizzato su diversi corpi di fabbrica di differenti epoche storiche e di varia cubatura. Questi si articolano fra loro a formare delle corti chiuse ed aperte. Alcuni sono collegati a gruppi e posano su diverse quote dell’acrocoro roccioso che è stato lavorato nei secoli onde offrire la base d’appoggio ai vari edifici.
Altri corpi (ala cinquecentesca) si affacciano invece su interramenti artificiali (cortile delle carceri) resisi necessari per ampliare la superficie di sedime.
Castello di Caccamo (Caccamo - Palermo)Cronologia delle principali fasi storico-costruttive:
XI – primo impianto di un piccolo fortilizio a forma di ‘baglio‘ con torre di guardia e cinta muraria.
XII (metà) – castello dotato di corte entrale interna per contenere uomini e cavalli (vicende della rivolta dei Baroni, 1160-1161, guidata dal suo signore feudale Matteo Bonello).
XIII (1203) – per ampliamenti al castello viene demolita la chiesa Santa Maria la Mensa.
XIII (1286) – l’originario fortilizio incomincia ad assumere la forma architettonica di vero e proprio castello sotto Federico Chiaramonte.
XIV (1300) – Manfredi I Chiaramonte, figlio di Federico, fa eseguire importanti lavori di trasformazione e di ampliamento: vengono costruite due torri del castello che si aggiungono all’originaria torre mastra, vengono ristrutturati il lato meridionale e quello orientale dell’edificio; viene costruita inoltre la torre solata detta del Pizzarrone, si potenzia il muro di cinta della Terravecchia (primo borgo feudale sotto il castello).
XIV (1397) – il castello viene incamerato dal demanio regio.
XIV (1398) – Giaime de Prades diviene nuovo feudatario del castello: fa costruire la sala delle udienze con la scuderia sottostante e fa aggiungere due torri lateralmente alla torre Gibellina (ala meridionale), fa realizzare inoltre due nuovi ingressi al castello nonché la rampa d’accesso nord-orientale. Il tutto viene ottenuto grazie ad una grandiosa opera di sbancamento.
XV (1477) – Anna Cabrera, discendente dei Prades-Cabrera, eredita il castello e il feudo per estinzione del ramo maschile.
XV (1480) – Anna Cabrera viene data in moglie da Ferdinando il Cattolico al cugino Federico Henriquez, grande ammiraglio di Castiglia. Vengono eseguite, in questo periodo, solo opere di manutenzione alle parti più antiche del castello.
XVI (1517) – Federico Mattienzo, castellano e capitano di Caccamo, rifà completamente l’antica cappella del castello.
XVI ( 1526) – la porta più antica del castello viene incorniciata da un nuovo portale e munita di un ponte levatoio, per ordine di Federico Henriquez.
XVI (1539) – Giovanni S. Janna, governatore di Caccamo, fa costruire i dammusi per uso di carceri sotto la torre detta, appunto ‘del dammuso‘.
XVII (1646) – Giovan Gaspare Henriquez vende lo stato feudale di Caccamo al procuratore generale dei suoi beni siciliani, Filippo Amato principe di Galati.
XVII (1665) – Antonio Amato, figlio di Filippo, intraprende l’ultimo ciclo di lavori del castello. Viene ristrutturata l’ala meridionale e viene iniziata ad ovest una grande loggia (rimangonodue archi a tutto sesto). Tutta l’ala sud viene coperta con un tetto unico e vi vengono aperti dei grandi finestroni con balconi. L’ingresso, dalla corte interna, viene decorato con un monumentale portale manieristico. Vengono inoltre aperte le archibugiere per la difesa del castello e viene cordonata la rampa di accesso.
XVIII – vengono eseguiti soltanto dei lavori a stucco nella volta di un ambiente minore dell’ala meridionale.
XIX (1823) – il castello subisce gravi danni per una violenta scossa di terremoto.
XIX (1847) – Giuseppe de Spuches e Ruffo fa eseguire i primi lavori di restauro.
XX (1906) – un nuovo sisma provoca ulteriori danni alla struttura del manu
fatto.
XX (1963) – i Galati de Spuches vendono l’immobile alla Regione Siciliana.
Notizie storiche:
1094 – nel diploma di fondazione del monastero di San Bartolomeo a Lipari è citato il primo feudatario di Caccamo, Goffredo Sageyo – Pirri 1733,
p.771.
1150 ca. – centro abitato – Idrisi, in Amari 1880-81,1, p. 89.
1160 – Matteo Bonello si rifugia nel’oppidum di Caccamo dopo l’assassinio del gran cancelliere del regno, Matene di Bari.
1203 – Paolo Cicala, connestabile di Sicilia, risarcisce la comunità di Santa Maria la Mensa per la demolizione della chiesetta, opera resa necessaria per la costruzione di parte del castello.
1270 – a seguito della morte senza eredi di Paolo Cicala, Caccamo passa a Falcone del Poggio e poi al genero Galasso Estendardo, che verrà cacciato a furor di popolo.
1282 – Caccamo viene concessa a Federico Prefolio, nobile catalano.
1392 – Caccamo viene confiscata dalla corona ai Chiaramente e viene concessa in feudo a Guerau de Queralt, capitano di Palermo e castellano del Castellammare.
1392-96 – il presidio regio viene assediato dai caccamesi.
1397 – la città patteggia la resa e viene incamerata dal demanio regio.
1398 – Caccamo viene nuovamente concessa a Giaimo de Prades che promuove imponenti lavori nel castello.
1477 – la discendenza maschile Prades-Cabrera si estingue: il feudo passa alla giovane Anna Cabrera
1480 – rè Ferdinando il Cattolico concede Anna Cabrerà in moglie al cugino Federico Henriquez, ammiraglio di Castiglia.
1646 – Giovanni Gaspare Henriquez vende il feudo di Caccamo a Filippo Amato per 48.000 onze.
Castello di Caccamo (Caccamo - Palermo)Una rampa cordonata scavata nella roccia sale con diversi bracci e stretti tornanti a collegare il sottostante centro abitato con il cuore del complesso architettonico: la gran corte. Il primo corpo di fabbrica che si incontra salendo lungo la rampa cordonata è piuttosto imponente. Si tratta della quattrocentesca ala Prades che contiene, in basso, una grande scuderia (rimessa in luce dai restauri) e, sopra, l’aula delle udienze (ripristinata sempre lungo il corso dei restauri) caratterizzata da tre bifore. Entrando nella prima corte si incontra il prospetto dell’ala chiaramontana (XIV sec.) più volte rimaneggiata nei secoli. Si passa sotto un portale costruito in due tempi e, rasentando la torre mastra dimezzata da un crollo, si accede sia al cortile delle carceri sia alla gran corte (attraverso l’antico androne). Alcune delle prigioni conservano ancora i graffiti murali dei prigionieri. Si accede (dall’androne) alla gran corte a perimetro rettangolare regolarizzata nel seicento.
Impianto planimetrico: la planimetria generale del complesso castellano è piuttosto irregolare. Tale caratteristica – comune alla maggior parte dei castelli montani – è determinata dalle differenti quote altimetriche sulle quali si impiantano i diversi corpi di fabbrica.
Una certa regolarità planimetrica corrisponde ai corpi di fabbrica che, nel Seicento, furono interessati alla ristrutturazione del castello in funzione palaziale; cioè la gran corte e l’ala Amato.
L’edificio più imponente per la Sua lunghezza è quello dell’ala Amato rivolto, grosso modo, a sud. Venne realizzato nel seicento ampliando ed elevando un precedente corpo di fabbrica trecentesco. Si affaccia sull’orto del castello e sul quartiere della Terravecchia. Si accede alla gran sala dell’ala Amato attraverso un bei portale manieristico con colonne laterali e timpano spezzato. Le sale di questa ala sono caratterizzate da una fascia decorativa in tempera a muro che perimetra, in alto, le pareti. I soffitti lignei dipinti sono ancora quelli seicenteschi. Grandi balconi si affacciano sull’orto e sul paese.
Le strutture murarie sono, in prevalenza, a sacco con paramenti di pietrame a varia pezzatura che anticamente erano ricoperti da uno spesso manto di intonaco del quale sussistono ancora vaste chiazze. La maggioranza delle coperture è a tetto a due falde.
Proprietà attuale: pubblica (Regione Siciliana).
Uso attuale: monumento aperto al pubblico.
Stato di consistenza: complesso architettonico conservato nelle parti principali e restaurato di recente.

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